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SCARPE CHE HANNO FATTO LA STORIA

8 giugno 2018

Ci sono calzature che, nel bene o nel male, sono passate alla storia, o comunque in qualche modo se ne ricorda l’esistenza anche in leggende e racconti.

Come non menzionare allora, in partenza, il dio Mercurio, corrispondente di Hermes della mitologia greca, e i suoi calzari con le ali, i famosi Talari. Questo attributo altro non significava che il suo ruolo di messaggero degli Dei, e in ragione di ciò quale migliore rappresentazione se non appunto delle ali ai sandali per far pervenire i messaggi il più velocemente possibile!

In Cina, a partire dal 900 d.C. fino alla prima metà del XX secolo, ossia per quasi un millennio, era in auge la pratica per le donne di fasciarsi i piedi e di vestire calzature molto piccole e strette, poiché ciò, all’epoca, rappresentava un simbolo di purezza e di nobiltà. Si tratta del cosiddetto Loto d’oro o Gigli d’oro, poetico nome con cui si designava questa pratica cinese di deformazione artificiale dei piedi femminili. Il riferimento al fiore che ondeggia nel vento era infatti dovuto all’andatura oscillante che i piedi così riposti conferivano alla donna. Secondo la leggenda, la pratica del Loto d’oro sorse intorno al 900 d.C. da una concubina imperiale. Per accaparrarsi il favore dell’imperatore si era fasciata i piedi con lunghe fasce di seta bianca per poi danzare la Danza della luna sul fiore del Loto.

A Cracovia invece si narra di un episodio che lega una calzatura raffinata, il piede nobile che la indossava e la sua impronta su una pietra di una chiesa. Stiamo parlando della chiesa dei Padri Carmelitani a Piasek, la cui storica fondazione è legata alle figure di Edvige e Ladislao Jagellone, i quali commissionarono la costruzione dell’edificio alla fine del XIV secolo. Secondo un racconto popolare infatti la saggia e buona regina Edvige, si recò un giorno presso la chiesa ancora in costruzione. Ad un certo punto però si accorse che uno dei muratori che lavorava lì aveva il volto molto triste e rassegnato. Così la sovrana, sempre di animo gentile, si preoccupò per lui e venne quindi a sapere che la tristezza del lavoratore era dovuta alle difficoltà economiche in cui versava, in particolare per l’impossibilità di acquistare i medicinali necessari a far guarire sua moglie gravemente malata. Edvige allora non esitò oltre e decise di aiutarlo: posò il piede su un blocco di pietra, si slacciò la fibbia d’oro dalla scarpa e la donò all’operaio, consapevole del fatto che, rivendendola, avrebbe avuto modo di guadagnare il denaro che gli occorreva. Una volta allontanatasi la regina, l’uomo vide l’impronta che la scarpa di lei aveva lasciato sull’argilla ancora morbida. Così, in memoria della bontà e della generosità della sovrana, fece murare nella parete della chiesa il blocco recante l’impronta con incisa la data dell’avvenimento: correva l’anno 1390.

Una curiosità per quanto riguarda le scarpe con il tacco: a differenza di quanto si potrebbe pensare, non fu una donna ad introdurli per prima nella propria scarpiera e a sfoggiarli con disinvoltura, bensì un uomo, il re di Francia Luigi XIV, detto Re Sole che, non potendo farsi vanto di una statura particolarmente importante, cercò rimedio, o almeno tentò di farlo, usando questo piccolo aiuto.

Un altro aneddoto invece riguarda il famoso pianista e compositore Fryderyk Chopin. Quest’ultimo fu invitato a pranzo da un ricco calzolaio il quale, al termine del pasto, chiese al maestro di sedersi al pianoforte dicendo: “tanto per farmi vedere come si fa”. Così di tutta risposta Chopin ricambiò l’invito e dopo aver pranzato assieme al calzolaio, fece portare un piccolo tavolino e tutti gli attrezzi da calzolaio appunto e pregò l’invitato di fabbricargli una scarpa, esordendo con: “tanto per vedere come si fa”.