In questo articolo vi elencheremo le 10 curiosità che non sapete sulle scarpe, dalle più antiche a quelle dei nostri tempi moderni.

  1. Tacco a spillo: il tacco a spillo è nato in Italia ed è stato inventato negli anni 50 da alcuni artigiani di Vigevano.
  2. Infradito: le infradito hanno origini lontanissime, si usavano già ai tempi dell’antica Roma, in Giappone, in Grecia e nell’antico Egitto.
  3. Imelda Marcos, moglie dell’ex presidente delle Filippine Ferdinando Marcos, possedeva nel proprio armadio circa 3200 paia di scarpe che, messe in fila una dietro l’altra, supererebbero di circa due volte l’altezza della Tour Eiffel.
  4. Sneakers: il nome “Sneakers”, le scarpe con suola in gomma che utilizziamo tutt’ora, proviene da un poliziotto inglese che nell’800 inventò le scarpe con la suola in gomma in modo che i poliziotti non facessero rumore e non si facessero scoprire dai criminali di conseguenza. “To sneak” infatti vuol dire “di nascosto”.
  5. Il designer britannico Dominic Wilcox ha inventato scarpe con GPS integrato, che, quando i tacchi vengono sbattuti fra loro, permette alle scarpe, attraverso alcune piccole luci, di indicare la distanza e la via per tornare a casa.
  6. “Fare le scarpe a qualcuno” significa danneggiarlo e prenderne il posto: questa espressione deriva dal gergo militare nel momento in cui un soldato vivo indossava le scarpe di un soldato morto.
  7. Le scarpe più costose sono state realizzate e venduta a New York: un paio di scarpe con diamanti e oro 18 carati dal valore di ben 118 mila €.
  8. Le scarpe veramente indossate più grandi sono quelle utilizzate dall’uomo più alto del mondo, 2,51 metri e un numero 60 di piedi! Scarpe ovviamente fatte su misura.
  9. In Messico è tradizione indossare stivali da Cowboy con una punta lunga, che può arrivare fino ad 1 metro di lunghezza.
  10. Negli Stati Uniti le Donne, per sfoggiare un piede perfetto, sono disposte addirittura a ricorrere ai bisturi. Smussare della pianta del piede, accorciare le dita oppure praticare delle iniezioni di collagene che creano un cuscinetto sotto la pianta del piede per resistere alle lunghe giornate sopra ai tacchi.

Avete mai sentito parlare delle “Cioppine”?

In questo articolo vi racconteremo la storia delle antiche scarpe Veneziane: le cioppine.

Nel XII secolo a Venezia i calzolai si riunirono in corporazioni chiamate “Caleghèri” e “Zavateri” che comprendevano anche la categoria dei “Solarii”, coloro cioè che producevano le suole per le calzature, e la categoria dei “Patitari” che invece producevano gli zoccoli chiamati “Socchi” o “zanghe” con la suola di legno o di sughero.

Con l’influenza dei vari stili orientali – bizantino e ottomano – cinese, dovuta ai diversi scambi commerciali che interessavano la zona di Venezia, le calzature presero nuove forme.

Nascono così le famose calzature Veneziane: le Cioppine!

Le cioppine erano delle calzature femminili particolari, dotate di una grande zeppa e usate da tutte le Dame a spasso per le calli di Venezia.

Visitatori provenienti da tutto il Mondo spesso facevano tappa a Venezia anche solo per vedere le Dame passeggiare con le cioppine ai piedi, calzature che comunque rendevano la deambulazione difficile.

L’altezza della zeppa poteva addirittura arrivare ai 50 cm e talvolta erano necessari due aiutanti per assistere e aiutare la Dama a salire sulle calzature.

Diventarono così una forma di indice di ricchezza, più la zeppa era alta più importante e ricca era la Dama che la indossava.

In merito la Serenissima di Venezia nell’anno 1430 emanò una legge che limitava l’altezza della zeppa ad una misura normale, circa di 8 cm.

Ma la legge fu completamente ignorata da tutto il popolo che continuò ad indossare le cioppine.

Infatti anche i mariti veneziani favorirono l’utilizzo delle stesse, poiché limitavano il rischio che le proprie mogli andassero in giro (a causa della difficoltà a camminarci sopra) mentre loro erano fuori città per lavoro.

Anche le autorità ecclesiastiche le approvarono perché queste calzature, che di fatto limitavano i movimenti, scoraggiavano le attività che per loro erano considerate peccaminose, tra cui la danza.

Le zeppe poi venivano ricoperte da cuoio o velluto, e il tessuto delle cioppine era spesso lo stesso utilizzato poi anche per l’abito.

Le cioppine divennero poi di moda anche in Spagna, Francia, Inghilterra e addirittura anche in Cina.

Furono poi vietate dopo che molte Donne subirono aborti dovuti alle cadute causate dall’utilizzo delle calzature così esageratamente alte.

Ci sono calzature che, nel bene o nel male, sono passate alla storia, o comunque in qualche modo se ne ricorda l’esistenza anche in leggende e racconti.

Come non menzionare allora, in partenza, il dio Mercurio, corrispondente di Hermes della mitologia greca, e i suoi calzari con le ali, i famosi Talari. Questo attributo altro non significava che il suo ruolo di messaggero degli Dei, e in ragione di ciò quale migliore rappresentazione se non appunto delle ali ai sandali per far pervenire i messaggi il più velocemente possibile!

In Cina, a partire dal 900 d.C. fino alla prima metà del XX secolo, ossia per quasi un millennio, era in auge la pratica per le donne di fasciarsi i piedi e di vestire calzature molto piccole e strette, poiché ciò, all’epoca, rappresentava un simbolo di purezza e di nobiltà. Si tratta del cosiddetto Loto d’oro o Gigli d’oro, poetico nome con cui si designava questa pratica cinese di deformazione artificiale dei piedi femminili. Il riferimento al fiore che ondeggia nel vento era infatti dovuto all’andatura oscillante che i piedi così riposti conferivano alla donna. Secondo la leggenda, la pratica del Loto d’oro sorse intorno al 900 d.C. da una concubina imperiale. Per accaparrarsi il favore dell’imperatore si era fasciata i piedi con lunghe fasce di seta bianca per poi danzare la Danza della luna sul fiore del Loto.

A Cracovia invece si narra di un episodio che lega una calzatura raffinata, il piede nobile che la indossava e la sua impronta su una pietra di una chiesa. Stiamo parlando della chiesa dei Padri Carmelitani a Piasek, la cui storica fondazione è legata alle figure di Edvige e Ladislao Jagellone, i quali commissionarono la costruzione dell’edificio alla fine del XIV secolo. Secondo un racconto popolare infatti la saggia e buona regina Edvige, si recò un giorno presso la chiesa ancora in costruzione. Ad un certo punto però si accorse che uno dei muratori che lavorava lì aveva il volto molto triste e rassegnato. Così la sovrana, sempre di animo gentile, si preoccupò per lui e venne quindi a sapere che la tristezza del lavoratore era dovuta alle difficoltà economiche in cui versava, in particolare per l’impossibilità di acquistare i medicinali necessari a far guarire sua moglie gravemente malata. Edvige allora non esitò oltre e decise di aiutarlo: posò il piede su un blocco di pietra, si slacciò la fibbia d’oro dalla scarpa e la donò all’operaio, consapevole del fatto che, rivendendola, avrebbe avuto modo di guadagnare il denaro che gli occorreva. Una volta allontanatasi la regina, l’uomo vide l’impronta che la scarpa di lei aveva lasciato sull’argilla ancora morbida. Così, in memoria della bontà e della generosità della sovrana, fece murare nella parete della chiesa il blocco recante l’impronta con incisa la data dell’avvenimento: correva l’anno 1390.

Una curiosità per quanto riguarda le scarpe con il tacco: a differenza di quanto si potrebbe pensare, non fu una donna ad introdurli per prima nella propria scarpiera e a sfoggiarli con disinvoltura, bensì un uomo, il re di Francia Luigi XIV, detto Re Sole che, non potendo farsi vanto di una statura particolarmente importante, cercò rimedio, o almeno tentò di farlo, usando questo piccolo aiuto.

Un altro aneddoto invece riguarda il famoso pianista e compositore Fryderyk Chopin. Quest’ultimo fu invitato a pranzo da un ricco calzolaio il quale, al termine del pasto, chiese al maestro di sedersi al pianoforte dicendo: “tanto per farmi vedere come si fa”. Così di tutta risposta Chopin ricambiò l’invito e dopo aver pranzato assieme al calzolaio, fece portare un piccolo tavolino e tutti gli attrezzi da calzolaio appunto e pregò l’invitato di fabbricargli una scarpa, esordendo con: “tanto per vedere come si fa”.